martedì 29 settembre 2009

Dalmazia 2009 - Giorni 25 e 26

7 e 8 Luglio 2009

Oggi vento da Sud oltre i 20 nodi e temporali previsti nel pomeriggio, anche domani la situazione non sarà migliore...

Dalmazia 2009 - Giorno 24

6 Luglio 2009



Sveglia all'alba, 5 del mattino, regna la calma e il silenzio è un peccato dover accendere il motore...
Oggi il meteo è ottimo a parte la quasi totale assenza di vento, quindi ci aspetta una lunga smotorata su verso Nord, fin dove riusciamo ad arrivare, la perturbazione ormai è imminente, già domani ci sarà brutto tempo e vento forte dai quadranti meridionali. Siamo in Luglio ma le condizioni meteorologiche sono ancora primaverili.

Il golfo del Quarnaro è una distesa piatta, risaliamo la costa istriana, tutta a motore fino ad Orsera dove prendiamo un bello scroscione di pioggia e dove decidiamo di fermarci, dopo 11 ore di monotona navigazione.
Ormeggiamo al pontile del marina e dopo poco smette di piovere ed esce perfino il sole!

Orsera è un paesino grazioso e il marina è ben attrezzato e offre dei bagni pulitissimi a 38 euro al giorno per 7 metri...speriamo di non dover restare troppo a lungo!












Stand by me

non importa chi tu sia, non importa che stada stai percorrendo nella tua vita, l'importante è che tu abbia qualcuno accanto a te...

lunedì 28 settembre 2009

La crisi del concetto religioso e l'etica del navigante

La crisi del concetto religioso

Sergio De Sensi - csde@libero.it

sabato 07 luglio 2007

“Tra Dio e la Realtà, l’uomo occidentale ha scelto la Realtà”.
Intervista a Giancarlo Nobile, direttore del Centro Studi e Documentazioni per l’Ecologia, Economia, Educazione e Scienze Sociali, e autore del saggio Il laico: il conviviale ponte tra le differenze – i limiti dell’uomo.

Stiamo assistendo ad una ripresa del Cristianesimo e del Cattolicesimo? Incontriamo Giancarlo Nobile presso il prestigioso centro studi transdisciplinari di Napoli, istituto che il docente dirige dalla sua fondazione. Il caldo si stempera quassù, sulla collina di Posillipo, immersi nella pace che promana dal verde che circonda il Centro e lo rende luogo ideale per l’approfondimento e la ricerca. Nobile è ci riceve all’interno di bel giardino, sotto un secolare lauro…

Buongiorno professor Nobile, stiamo assistendo a segni di una forte ripresa della religiosità, e in special modo del cattolicesimo che si manifesta più che mai trionfante. Il millennio si è aperto con il Giubileo Bimillenario, che è apparso fantasmagorico. Papa Giovanni Paolo II si è manifestato come l’incontrastato, ultimo, leader mondiale capace di attirare folle immense. E ora abbiamo Benedetto XVI che, seppur un po’ meno carismatico, sta seguendo le orme del predecessore.
Calma, quante cose! Prima di tutto occorre dire che non vi è, nell’occidente Europeo, una ripresa della religiosità classica, cioè quella del Cristianesimo e della setta Cattolica in particolare. Pensi all’ultimo dato in Inghilterra: più dell’80% delle persone vede la religione come un freno per l’umanità o qualcosa di negativo, e prossimo a questo dato sono quasi tutti i parametri dell’Europa occidentale. Parlare di religione oggi, per noi europei, è difficile se non impossibile. Sul piano culturale appartiene alla storia, alla psicologia, all’antropologia, alla sociologia ma, si badi bene, non alla filosofia perché il fatto religioso appartiene ad un tempo storico superato…
Ma tutto quel fluire verso il Papa di Roma…
È solo un fatto italiano. Il cattolicesimo è una religione virtuale che deve ringraziare la compiacenza del potere politico a corto di idee, e dunque di progetti, che si affida alla chiesa, istituzione ben più strutturata su questo piano. La Chiesa cattolica ha elevato l’Italia a zona di nuova evangelizzazione: se non vuole perire qui deve vincere, come è ben dimostrato nel libro di Marco Damilano “Il partito di Dio” (edizioni Einaudi). Qui, ove è il suo ultimo avamposto, deve imporre il suo potere ormai ovunque eroso dalla secolarizzazione illuministica e per sua fortuna qui vi sono tra i politici più inetti d’occidente, politici che sono il prodotto della bassissima cultura generale che è la grave malattia d’Italia, come scrive Tullio de Mauro nel suo “La cultura degli italiani” edito da Laterza. È una malattia che la sta emarginando dal mondo. La chiesa si illude di imporre l’egemonia culturale nei termini enunciati da Gramsci, ma il mondo si è diversificato, è diventato sempre più liquido nella sua unificazione globale, e strutture rigide come le religioni tendono ad entrare in profonda crisi, come sta avvenendo nell’Islam: quell’esplosione di Islam che viviamo oggi è la violenta reazione alla sua crisi. La chiesa in Italia sta affrontando una battaglia mortale sul piano pubblico, come il controllo delle leve in economia e finanza. Basta ricordare la storia del Banco Ambrosiano e i nomi di Calvi, Sindona, assassinati in modo misterioso, e il Cardinale Marcinkus, capo dello Ior, la banca vaticana, e gli strani finanziamenti a Solidarnosc in Polonia. Chi non ricorda il bel film di Michele Placido, “Un eroe borghese”, sull’assassinio di Giorgio Ambrosoli che fu designato commissario liquidatore della banca di Sindona? Qui emerge chiaro l’intreccio tra finanza, mafia, politica e vaticano. Scrisse Pier Paolo Pasolini: La storia della chiesa è una storia di potere e di delitti di potere ma quel che è ancor peggio è una storia di ignoranza. Ed è in questo ambito di finanza cattolica che va inquadrato, e appare chiaro, l’agire dell’ex Governatore della Banca d’Italia, il piissimo e devotissimo Antonio Fazio: chiudere l’Italia all’Europa laica, sociale e liberale, ecco la sua forte contrarietà all’euro, e impedire l’arrivo di banche che fanno affari e non danno soldi per oscuri maneggi religiosi. Qui la chiesa ha anche la capacità di condizionare e di guidare la politica inventando i teo-conservatori, i teo-democratici e l’ossimorico atei-devoti. Un frullato incredibile. Il Vaticano in questa situazione fa da padrone: utilizza le reti televisive, estremamente schizofreniche, per la sua propaganda con continue fiction su santi e papi e di storia piegata alla gloria ecclesiale, e trasmette sempre come notizia o avvenimento essenziale per tutta l’umanità ogni cosa detta dal papa o propugnata dai cardinali. Dicevo schizofrenia perché poi le stesse reti propagano una visione della vita totalmente edonistica e futile, il danaro come massima meta e il cercare sempre l’apparire.
Ma…
Ascolti. È ancora possibile prendere la religione sul serio? A prescindere dalle battaglie di retroguardia per la conquista delle ultime posizioni sociali di potere, il cristianesimo dà ancora fastidio a qualcuno? Ha ancora un benché minimo influsso nella nostra vita? Il pubblico, compreso quello colto, si entusiasma seriamente delle dispute fra fondamentalisti e mitologizzatori? Difficilmente, non solo per i non cristiani ma anche per la stragrande maggioranza delle persone che si dicono cristiani e che pagano le tasse alla chiesa, le questioni religiose sembrano essere importanti quanto le notizie sull’uomo delle nevi.
E il ritorno al sacro con la New Age, le nuove religioni, i tanti santi?
Occorre fare una distinzione tra Sacro e Religione…
Non sono la stessa cosa?
No. Sacro deriva dal latino sacer che sta ad indicare ciò da cui si deve stare lontani, dunque, è la parte nascosta, inconoscibile, di noi, è la parte oscura del nostro Io, mossa dalla tensione alla paura dell’esistenza e dalla consapevolezza inconscia della morte. Questa parte, questa paura, l’uomo l’ha esorcizzata e relativizzata – tenendola dunque lontana – tramite i miti e i riti. Religione, invece, viene dal latino religio, composto da re intensivo e da legere, unire/legare. È dunque una raccolta selezionata, organizzata e codificata di formule e atti rituali. È, in definitiva, la struttura portante che media tra il mistero – sacro ovvero inconscio – e il reale. Dunque il sacro è la parte nascosta, autorefereziale, di noi, dominata dalla coscienza dell’esistenza e dalla consapevolezza della finitezza. Esse formano un sottofondo d’angoscia che l’uomo tende a tener lontano. Invece religione è il codificare, strutturare, tramite una continua costruzione simbolico/concreta di queste paure, pertanto esso è il luogo dove l’uomo si appoggia automatizzandosi un altro da sé a-storico per essere contenuto e protetto. In definitiva è la tesi sempre valida di Ludwig Feurbach nel suo “L’essenza del cristianesimo”: non Dio ha creato l’uomo bensì l’uomo ha creato Dio. E lo ha creato a sua immagine e somiglianza nel senso che tutti i predicati che definiscono Dio sono riconducibili a predicati dell’essenza umana. Sacro e religione tendevano ad essere un tutt’uno. Oggi più che mai il sacro si è scisso dalla religione. Vi è stata la grande rivoluzione dell’Io, vale a dire l’affermazione della persona soggettivata avvenuta nel 700. È la nascita della cittadinanza che cambia tutto: l’uomo non è la pecorella che segue il buon pastore ma è esso stesso il pastore che si autoguida, è la formazione del concetto di società che si afferma e da ciò il dualismo moderno della dialettica tra cittadino e società mediato dalla legge, universale ed astratta. Con ciò abbiamo il recupero della interpretazione democratica ellenica, ripreso dagli illuministi e ben espresso nella frase non sono gli uomini che govenano ma le leggi. La religione a questo punto diviene mero fatto individuale e rientra nella sfera privata. L’uomo occidentale vive da solo le sue paure e con loro instaura un rapporto dialogico e da ciò lo psichismo di questi secoli. Ma questo rapporto con l’inconscio non è altro che il sacro che, nel contempo, abbandona il recinto delle strutture giacché si instaura la responsabilità individuale e l’accettazione della sua esistenza. L’uomo in tal modo viene contenuto dalla società laica. Ed è questa la fine della religione. Quella di oggi è un’epoca de-religiosa ma non de-sacralizzata – vi è anche una sacralità laica o atea – e ciò comporta la formazione di nuovi miti come il New Age, prodotto sincretico di miti antichi e post moderni che non diventano però vere e proprie religioni, cioè strutture codificate e strutturate come mediatrici tra l’inconscio ed il mondo, in quanto si basa sull’Io e non sull’interrelazione tra l’inconscio e il mondo del divenire con le paure, come quella della finitezza. Sono fenomeni eminentemente epidermici fatti di suoni e colori ma che non modificano realmente l’esistenza. Oggi ognuno s’inventa la sua religione personale... se vuole. Dunque, è vero che non vi è più religione. Ma allora tutta questa forza e ripresa del cattolicesimo?
L’ho già detto, è un fenomeno tutto italiano. Nel resto dell’occidente quel che fa o dice il Papa non interessa.
Ma Woytila ha cambiato la storia, è stato un eroe del pensiero, è stato l’ultimo riferimento…
Non credo proprio. È stato un papa che viveva un grande dramma. Karol Woytila, stanco e ammalato, non si rassegnava di fronte al mondo moderno con la sua rivoluzione della soggettività che dialoga con la società e non più con la metafisica organizzata nella religione. È stato un profeta immobile, un pietrificato annunciatore del passato perché non è stato in grado di immaginare una chiesa radicalmente diversa. Pena il radicale mutamento etico, culturale e dottrinale del cristianesimo. Tutto ciò è ribadito nell’enciclica Fides et Ratio in cui il papa si rifugia nella scolastica di Tommaso d’Aquino negando tutto il pensiero posteriore sia in termini scientifici che tecnologici. Il tutto inserito in un confuso e semplicistico discorso che cerca sincreticamente di portare ad un unicum il complesso pensiero buddista, confuciano, induista e quest’unicum è il cattolicesimo. Fides et Ratio è un ritorno al medioevo che ripropone l’assurdo assioma della filosofia ancella della teologia. Scrive il papa che il filosofo deve procedere secondo le proprie regole ma che la verità è una sola ed è già data e presente nella rivoluzione cristiana. Il filosofo deve partire dalla verità do Dio per tornare alla verità di Dio. Una persona può essere religiosa ed esercitare nel contempo la filosofia: ma la filosofia in quanto tale non è religiosa, in nessun caso. Perché se c’è qualcosa di cui la filosofia è mortalmente nemica, questa è la religione. Il filosofo è un irregolare, è un viaggiatore, è un uomo che cerca la verità tra mille verità, non può far discendere la sua ricerca da una struttura monolitica e da una verità assoluta. La figura diametralmente opposta al filosofo è quella dell’uomo di chiesa, perché è la più lontana dalla sincerità; egli parla in nome dell’ineffabile e offre come ultimi argomenti la sottomissione al mistero e alla fede. La credenza religiosa è caratterizzata dalla pretesa di essere indiscutibile, non soggetta a discussione né a modifiche successive, fondata su qualcosa che si situa oltre la comprensione umana e la cui rivelazione proviene da un venerabile passato. Spesso, ai miei studenti, pronuncio una battuta in momenti di convivialità: c’è chi l’ha dietro e chi l’ha avanti. I ragazzi ridono per i doppi sensi ma do sempre la risposta: è la Verità. La Verità della religione è dietro, già data ed immutabile. Per il filosofo, direi anzi per il laico, invece, la Verità è davanti: è sfuggevole e dà inizio ad un inebriante viaggio per avvicinarsi ad essa. Ritornando alla Fides et Ratio, il papa ribadisce che l’uomo non può essere assoluto padrone di sé, artefice esclusivo del proprio destino e del proprio futuro; la sua vera realizzazione potrà avvenire se egli sceglierà di inserirsi nella Verità costruendo la propria abitazione all’ombra della sapienza e abitando in essa. La sapienza è il logos divino ( nell’eccezione Paolina: l’uomo vive per un soffio di Jahweh ed è illuminato dalla luce del logos) incarnato nel Cristo, di cui la chiesa di Roma, detiene, a quanto pare, il monopolio interpretativo. In realtà tutto alla fine si risolve in una serie ottusa di proposizioni indimostrabili come atti di fede e, dunque, diviene inutile l’intervento della ricerca filosofica. Dunque l’enciclica è una negazione del pensiero come ricerca. Ma il vero pensare è un mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni in un gioco senza rete, in una partita rischiosa e senza trucchi. Il vero pensiero, quello laico, non dispone della certezza di una parola rivelata. È questo il modello di chi vive non cercando una Verità che già c’è , depositata o nascosta da qualche parte, ma il viaggiare tra mille e mille Verità cosciente che il pensare ha davanti a sé una pagina bianca. E dunque il pensare è l’assumersi il rischio di conquistare quella pagina bianca. Assumersi la propria responsabilità vuol dire essere liberi. Pensare vuol essere liberi. Ed è la libertà e l’assunzione di responsabilità che fa paura alla chiesa e la risposta a questa paura è la Fides et Ratio, ovvero un assurdo intellettuale. La libertà e la responsabilità conquistata politicamente attraverso la rivoluzione americana, francese e russa e teorizzata da illuminismo, marxismo ed esistenzialismo, sono il muro ove si schianta il cattolicesimo. Ed ecco la precipitosa fuga fantasmatica verso il rassicurante medioevo e la sua teologia. Ed ecco una chiesa che con iattanza si autocelebra e celebra pomposamente il suo papa, si rimira compiaciuta in uno specchio che riflette un immagine di potere assoluto che non può più esistere.
Scusi ma lei parla di verità come fosse qualcosa di non afferrabile. Dunque, per il pensiero umano la verità non esiste, e non se ne può parlare in termini filosofici? La riflessione scrive la verità, che è evento in divenire, e la filosofia la concettualizza. La verità o l’evento è l’impossibilità che ci accade nel tempo che contiene tutto. La verità ci accade ma è liquida ai nostri sensi. La religione la rende rigida, immobile, pertanto irreale e di conseguenza non sottoposta alla prassi della ragione. Dunque non vi è contato con la ricerca filosofica.
I filosofi non hanno nulla da dire alla e sulla religione?
Che può dire delle religione il filosofo? È uno dei campi che gli si sono da sempre rivelati compromettenti. Abbiamo da pochissimi anni ricordato il rogo su cui fu assassinato Giordano Bruno, il primo filosofo moderno, che, mettendo al centro della sua riflessione la soggettività inserita in una rete di interrelazioni tutte valide e tutte legittime, ma tutte inscritte nella logica dell’esistenza, ancora oggi è un monito per chi fa ricerca filosofica. Il mondo del pensiero e quello della religione sono antitetici. Nietzsche gridò: Dio è morto. Dunque il lavoro è definitivamente chiuso, passa agli storici, agli antropologi, ai sociologi e via elencando. E si badi bene la scelta post-nietzschiana non è tra dio e il nulla, ma, invero, tra dio e la realtà, e l’uomo – almeno quello occidentale – ha scelto la realtà. Ma non solo questo, oggi si è rotto uno schema ebraico/cristiano che presupponeva che in questa vita bisognava soffrire perché più grande sarà la sofferenza più grande sarà la ricompensa. È un po’ quello che hanno anche detto i movimenti comunisti: prima abbattere il potere poi instaurare la dittatura del proletariato, dopo la felicità. Oggi tutto questo non esiste più; è interessante una frase del Subcomandante Marcos del Chiapas Messicano: “noi vogliamo essere felici adesso”. Infine, la vecchia banale domanda: chi ha creato il mondo? è risolvibile nell’assunto che il corpo/mente legge e dà valore al mondo dunque lo crea/forma e ciò vale per tutti i cervelli o sistemi neurali, dal più semplice al più complesso. Ormai la domanda non è teo-logica ma è inserita nella neuroscienza, nella semiotica ed essenzialmente nella scienza cognitiva a tal riguardo penso ai fondamentali studi del prof. Palmarini. Esistono tanti mondi, tanti universi quanti sono i cervelli che entrano in relazione/specchio con l’essere. Ma tutti si devono attenere ad una grammatica universale: da questa grammatica ogni specie sperimenta il proprio linguaggio, il proprio universo, per vivere e perpetuarsi. L’uomo come specie ha il suo linguaggio per vivere ed i suoi dialetti per inventarsi sempre nuovi scenari. La mente dell’uomo ha elaborato in più una capacità temporale e spaziale del pensiero ed è questo quella che chiamiamo intelligenza. Possiamo dire che quando muore un cervello muore un universo, quando nasce un cervello nasce un universo e nell’uomo ha un passato, un presente ed un futuro ed è specialmente presente nell’inconscio.
Professore, torniamo a cose più semplici: perché in Italia avvertiamo tutto questo fervore religioso?
Parlo da cittadino e da cittadino considero, come ho detto all’inizio di questa conversazione, che si tratta di una costruzione mediatica per mero potere, per vuoto di proposte politiche. In Italia, centro del cattolicesimo, la scollatura tra realtà sociale e il modello che la chiesa vuole imporre è molto forte. La chiesa cattolica è stata vissuta come buon mezzo sociale, per la sua struttura radicata nel territorio, essenzialmente per affrontare vari problemi come la droga e la migrazione. Lo Stato si è scrollato di dosso molti problemi sociali demandandoli alla chiesa e rendendola sempre più forte strutturalmente ed economicamente con ben 4mila miliardi che versa nella sue casse tramite contributi vari. Ciò è stato il motore che ha formato, di fatto, uno Stato parallelo nello Stato. Questo ha generato la lontananza dei cittadini dallo Stato democratico avendo sempre come punto di riferimento la chiesa e nel contempo una indicibile protervia negli uomini della gerarchia ecclesiastica che si sono sentiti chiamati a gestire il potere senza nessun mandato democratico. Per comprendere ciò basta citare gli episodi del Vescovo di Monreale accusato di collusione con la mafia e del Cardinale di Napoli Michele Giordano implicato in uno squallido giro di usura e riciclaggio di denaro sporco della ‘Ndrangheta. Ambedue – figli del familismo amorale del sud – con arroganza hanno respinto in modo sprezzante ogni ingerenza nei loro affari, nella loro legge da parte dello Stato laico, proclamandosi di fatto al di fuori e al disopra di esso. Il potere politico non sa reagire, per sua pochezza, e così la chiesa appare trionfante. La piccola classe politica che abbiamo ha consegnato alla chiesa che i catechisti dell’insegnamento di religione diventassero docenti statali a tutti gli effetti, ha dato, al di là dei generosi finanziamenti dell’8 per mille, che venissero finanziati anche gli oratori, ha dato finanziamenti alle scuole religiose, ha bloccato il divorzio breve anche per le coppie senza figli, ha sponsorizzato la scelta della chiesa per l’astensione sul referendum sulla fecondazione assistita, con il veto per la madre di sottoporre e diagnosi l’embrione che impianterà, ha accettato di bloccare la pillola del giorno dopo e la pillola abortiva. I poveri italiani sono frastornati, non avendo strumenti culturali di massa, si vedono stringere sempre più gli spazi di democrazia e libertà, ma non riescono a reagire non hanno le parole e la forza per ribellarsi. Vi è in definitiva una minoranza rumorosa, ma ricca, che blandisce madonne piangenti e monaci/maghi autoflagellanti e taumaturghi, vere risacche medievali per mantenere un potere che è però effimero, virtuale. Spenta la televisione, buttati i giornali, cioè poco e niente nella quotidianità della realtà sociale e culturale. Nei cittadini, però, rimane un senso di stordimento, di insicurezza, un fondo d’angoscia, non dimentichiamo che il tasso culturale medio degli italiani è tra i più bassi dell’occidente ma, nel contempo, la fruizione consumistica è tra le più alte e si crea così una zona d’ombra ove non vi è capacità analitica. Gramsci questo grande europeo…
Perché grande europeo e non italiano?
Lo chiamo così perché, con Gobetti, era totalmente estraneo all’italianità che poi portò al becero fascismo – che li porterà a morte – e oggi, passando da Craxi al berlusconismo. Ma andiamo avanti: non vi è una vera presa d’atto religiosa. Si vive il quotidiano in modo laico contravvenendo, peccando, i dettati papali: si divorzia, si abortisce, si usano anticoncezionali, ci si denuda senza sentirsi in errore perché non ci si appoggia alla religione che cristallizza con le regole ma alla società che è intrisa di indeterminismo. Ed è qui che alberga la schizofrenia tutta italiana tra anarchismo e bisogno della provvidenza o dell’unto del signore. È una definizione significativa degli italiani: pecore anarchiche. Ciò avviene anche nella sfera sessuale con le contraddizioni tipiche di questa società bloccata in un fatuo modernismo. Non si è mai accettata in pieno la rivoluzione sessuale degli anni ’60-‘70, è tutto rimasto in superficie. Il maschio, per esempio, vive ancora la figura della donna come depotenziata della sua soggettività: la vede, cioè, oggetto erotico o come rassicurante madre/padrone. Ma queste sono proiezioni che entrano naturalmente in crisi perché, comunque, la società è cambiata e la donna reclama una propria autonomia e questo porta anche agli efferati delitti familiari che viviamo in questi anni.
Tornando a noi, cosa rimane oggi del Cristianesimo?
Rimane ancora tanto, come la sua escatologia che si riverbera nelle filosofie che apparentemente le sono contrarie come quelle marxiste, progressiste, storiciste, che vedevano un finalismo storico ripercorrendo lo stesso schema del cristianesimo composto da inizio palingenetico/rivoluzione (redenzione tramite cristo), sviluppo/progresso (salvezza), società migliore (paradiso). La storia cristiana ha un senso come la storia di queste filosofie. Ma noi oggi sappiamo che tutto è dominato dal caso e dalla necessità, la storia non ha un andamento stocastico ma probabilistico. Nulla è predefinito se non l’esistenza stessa che noi uomini interpretiamo per vivere. Noi siamo i costruttori della nostra vita. Ricordo quanto scrisse Gobetti: “La storia è creata dagli individui. Perciò l’individuo non deve perdersi in un sogno di fantastica trascendenza, di quietistica contemplazione, ma deve prendere coscienza della propria responsabilità”. E poi vi è il problema ambientale…
L’effetto serra, la crisi dell’ecosistema terrestre è figlio del cristianesimo?
Il cristianesimo è una religione figlia del pensiero platonico (dualismo) ed aristotelico (struttura). Non dimentichiamo che il cristianesimo è una religione ellenistica nata da Esseni, setta eterodossa ebraica, fuggiti in Grecia. Ha un pensiero che sostituisce la visione dei Presocratici, ovvero dei Naturalisti, della realtà (Giordano Bruno iniziatore della modernità postula un ritorno ai Presocratici e Karl Popper chiude un suo studio gridando: Torniamo ai Presocratici) con una distinzione netta tra Essere ed Ente, tra l’idea delle cose e la loro ombra. Tutta la materia, tutto ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi, non è che un’ombra delle strutture spirituali delle cose, degli archetipi, vale a dire delle idee. La globalità della realtà viene così ad essere scissa in due sfere: quella dell’essere ideale divino, che necessariamente esiste in sé e per sé, e quella dell’estinte, di quanto cioè è terreno, appartenente al mondo, alla materia ed è percepibile attraverso i sensi. Questa seconda sfera non esiste per necessità propria e rappresenta quindi, rispetto al mondo delle idee, qualcosa di derivato e secondario. Il dualismo greco, dunque, all’origine del pensiero occidentale, priva le cose di ogni carattere dell’Essere. Questo dualismo s’incontra con il dualismo giudaico (formato dai loro miti cosmogonici e della contraddizione paolina Kristos/Logos cioè mytos e ratio uniti) originando quello cristiano, che spoglia la natura da ogni carattere divino e sacro. Questo permetterà una manipolazione della natura e da questa sgorgherà la ricerca scientifica e la nascita della tecnica (occorre ricordare che Teche deriva dal greco hexis noù che significa “essere padrone e disporre della propria mente” come scrive Platone nel Cratilo) che diverrà tecnologia. Quest’ultima poi, essendo fine a se stessa, ucciderà il cristianesimo stesso, ma si renderà a sua volta religione apparentemente laica. Tenendo presente che la tecnica non tende ad uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità. Nella storia occidentale si è potuto affermare un disprezzo per la cose contingenti e fu questa concezione della realtà terrena come non necessaria e non divina a offrire all’uomo europeo la possibilità di considerare la Terra a sua completa disposizione e negare ad essa ogni valore intrinseco e assoluto. Come si può vedere nei problemi ambientali del presente noi sperimentiamo le conseguenza ultime del pensiero filosofico greco-giudaico. Crisi della religione, crisi della politica, crisi dell’identità statuale, crisi ambientale e rapporto con la tecnologia: cosa sta emergendo in questo cambiamento epocale, cosa ci aspetta il futuro?
Del futuro non è dato sapere, possiamo osservare i fenomeni che potrebbero determinarlo e possiamo dire che sta emergendo lentamente, con gravi difficoltà, un nuova figura umana: Il cittadino del Pianeta Terra. Un uomo consapevole di vivere in un mondo ormai unificato da una fitta rete di relazioni economiche, sociali e politiche. Che ho definito, in un mio recente saggio “il laico il conviviale ponte tra le differenze”, come si autodefiniva Kierkegaard. Questi uomini sonoprofani che speculano certamente, sono disincantati, laici che hanno fatto propria l’etica del navigante, cioè l’etica di chi vede ciò che accade di volta in volta, in modo imprevisto e in tutti i casi in cui non è chiaro quale sarà la conclusione, l’etica del navigante diviene la bussola di chi non dispone di mappe e affronta le difficoltà del percorso di volta in volta, a seconda di come esse si presentano e con i mezzi a disposizione. L’etica del navigante diviene l’unica probabile nel tempo dell’affermazione della tecnosfera, dove le scoperte che la scienza quotidianamente propone a ritmo accelerato dischiudono problemi imprevedibili di cui è possibile trovare soluzioni da principi etici immutabili, stabiliti in tempi che non potevano contenere e ipotizzare possibilità. Chi assume l’etica del navigante ha il pensiero calcolante, che stiva nella cambusa come cibo per il futuro che ribolle nel presente in una rutilante costruzione. Nella cambusa egli mette in definitiva la capacità di vedere sempre oltre l’apparente, le frasi fatte, gli stereotipi, i preconcetti, i paludamenti, le opinioni comuni, l’incontrare l’imprevisto senza essere travolto. Speriamo che quest’uomo vinca la sua battaglia, altrimenti la vedo molto dura per l’umanità che deve trovare il bandolo della sua esistenza mettendo ovunque da parte l’irrazionalità della costruzione religiosa, in tutti i sensi, ed accettare la sua semenza naturale parte di un gioco in cui tutti siamo legati a tutti gli altri senza prosopopea da parte nostra. In occidente la religione è morta e speriamo che questo avvenga in tutti il mondo e la nuova coscienza naturale prenda il sopravvento per il bene di tutti i cittadini ospiti di questo piccolo ma meraviglioso pianeta.

da www.resistenzalaica.it

mercoledì 23 settembre 2009

Dalmazia 2009 - Giorno 23

5 Luglio 2009

Usciamo dal canale di Ilovik e Sveti Petar di prima mattina e costeggiamo il versante occidentale dell'Isola di Lussino fino alle Bocche false attraverso le quali entriamo nel canale di Lussino. Questa volta ci facciamo coraggio e decidiamo di prendere la scorciatoia, il passaggio è stretto e il fondale veramente basso, appena 1,5 m nel centro, quando nel momento più delicato immancabilmente un gommone da tutta manetta sollevando onda...
Facciamo il pieno di benzina dato che prevediamo di farla tutta a motore, sia con assenza di vento sia che, come probabile, entri il Maestrale.

Riprendiamo la navigazine verso Nord risalendo tra le Canidole e Cres, entra il Maestrale e poichè siamo pigri apriamo giusto il genoa e poichè andiamo egregiamente e senza eccessivo sbandamento e con la barca ben equilibrata proseguiamo così fino davanti Unije.
Nel frattempo ci raggiunge una barca sulla nostra sinistra e guardando bene...è Nuvola!
Ci contattiamo tramite vhf e ci diamo appuntamento su Unije a Maracol. Ormai è tardi per traversare il Quarnaro...e poi il maestrale è proprio nel suo momento di massima intensità e totalmente sfavorevole rispetto alla nostra rotta.

Entriamo in baia e rimangono liberi giusto 2 gavitelli, anche qui tutto pieno!!!
Ricontrolliamo il meteo, sta peggiorando, domani è obbligatorio traversare il Quarnaro e risalire più possibile che poi per 3 o 4 giorni ci potrebbero essere condizioni troppo impegnative.








Dalmazia 2009 - Giorno 22

4 Luglio 2009

Sia noi che Nuvola siamo diretti verso Nord e prossimi al rientro in Italia, programmiamo quindi di proseguire insieme. Controlliamo il meteo e ci sono buone probabilità che fra 3 giorni entri un fronte freddo da Nord Ovest. Il programma della giornata prevede una sosta balneare nella baia a Nord Ovest di Olib e per dirigerci infine su Lussino e passare la notte in baia Krivica.

Posto meraviglioso, simile ad un atollo e dall'acqua turchese. Andiamo in esplorazione con il tender verso gli scogli che delimitano a nord lo specchio d'acqua, scendiamo a terra ma il fondo è di sassi per lo più spigolosi e taglienti e la spiaggia anche, con aggiunta di fastidiosissimi frammenti di conchiglie...ad aver portato le ciabatte!!!

Pranziamo e ci perdiamo in chiacchiere tant'è che si fa tardi. C'è un bel maestrale, bordeggiamo fino a Ilovik, oramai è sera e trovando un gavitello per Nuvola, l'ultimo rimasto (veramente ce n'era ancora uno ma c'è stato soffiato sotto il naso come al solito!) e un posto in banchina per Boiled fish decidiamo di passare la notte qui.

Due barche a vela bordeggiano nel canale arrivando pericolosamente vicino alle barche al gavitello, noi guardiamo tra estasiati e scioccati domandandoci se sia il caso di bolinare in un canale così stretto, tant'è che la guardia costiera blocca una delle due. Si saprà poi che se la sono cavata con una gran ramanzina!

Poco dopo il nostro arrivo ci tocca fare da ormeggiatori per evitare danni alla nostra barca. Sopraggiungono infatti due barche a vela, dei jeanneau sui 40/45 piedi, e una barca a motore, con equipaggio familiare e agitato per il sospetto di un temporale che poi non arriverà, solo qualche raffica debole...riuscendo a mettere in scena dei numeri da comiche...

Visto che siamo qui approfittiamo per abbuffarci, ad una cifra più che equa, di agnello al forno e pietanze da Panino, in compagnia di Marco, Donatella e Davide che però rifiutano per principio l'agnello... Conclusa la serata è il momento dei saluti, domani noi contiamo di traversare il Quarnaro loro invece di rimanere in zona.



lunedì 21 settembre 2009

Mitico Arpege!!!

Vecchiotta e spartana...superata!?
eppure a me me piace!!!


video

giovedì 17 settembre 2009

Dalmazia 2009 - Giorno 21

3 Luglio 2009


Sveglia presto, colazione...lasciamo l'ormeggio. Anche oggi tratta piuttosto lunga, obiettivo Olib!!!
L'isola di Olib è insieme a Silba abbastanza insolita, in genere da queste parti le isole sono rocciose e con costa molto alta, vere e proprie montagne che sorgono dal mare, queste invece sono piatte, con spiagge di sabbia e fondali molto bassi che digradano dolcemente. Olib in particolare è conosciuta per le sue spiagge, è una delle mete mancate l'anno scorso, vediamo dunque di andare ad ammirare questi luoghi!


Totale assenza di vento, avanziamo a motore, c'è una foschia fitta e il mare è una tavola.

Risaliamo verso nord passando tra Rivanj e Ugljan. Navigazione monotona fino all'estremità settentrionale di Sestrunj quando incontriamo un branco di Tursiopi. Li avvistiamo da lontano, sono abbastanza numerosi e per ora vediamo solo gli spruzzi d'acqua che producono.
Poi quando siamo più vicini ci seguono per un breve tratto nuotando e saltando, sono enormi...almeno la metà in lunghezza di Boiled fish!


Inizia ad alzarsi anche una bava di vento da Nord Ovest, ma troppo leggero e di prua, non è a nostro favore. Superata Molat il vento rinforza e facciamo qualche bordo di bolina tanto per rompere la monotonia, poi il vento cessa improvvisamente!!! Aspettiamo un minuto ma niente più vento!??Preferiamo ammainare le vele anche se non ci sono particolari segnali che facciano intravvedere rischi di temporali, abbiamo comunque ancora alcune miglia da percorrere, non c'è tempo da perdere se vogliamo anche fare una sosta in baia per un bagno. La baia Juzna Slatina, a sud di Olib, è ad un paio di miglia davanti a noi, diamo motore ed ecco di nuovo il Maestrale, che ha addirittura rinforzato!
La baia è abbastanza protetta, caliamo l'ancora in 2 metri d'acqua cristallina ma della spiaggia di sabbia non c'è ombra, sicuramente portata via da una mareggiata!
Mangiamo qualcosa e ce la prendiamo comoda tra bagni e riposo, aspettiamo anche che cali un po il vento visto che ci è sfavorevole, c'è tutto il tempo per raggiungere Olib paese entro sera.
Man mano che inoltra il pomeriggio le barche all'ancora lasciano la baia, alle 17.00 rimaniamo solo noi, il vento è diminuito ed è proprio il caso di andare...ma il motore non si accende (e te pareva proprio ora che non c'è più nessuno!) e la cordicella per l'avviamento è anche abbastanza logora! Non resta che smontare le candele e dargli una bella ripulita. La benzina croata è veramente una schifezza! Finalmente il motore si accende.
Un Elan 31, anche lui a motore, ci supera, se è diretto anche lui ad Olib paese ci potrebbe anche sottrarre l'ultimo posto libero! E' un classico delle nostre vacanze, momenti che ci fanno desiderare fortemente una barca più grande...

19.00 circa. Ormeggiamo al molo del paese quasi nelle fauci dell'aliscafo arrivato un attimo prima di noi!Passiamo la serata in compagnia dei nostri vicini, Marco, Donatella e Davide, una simpaticissima famiglia a bordo dell'Elan 31 Nuvola. Olib è un paesino tranquillo e grazioso come tanti qui in Croazia, speriamo che questi posti restino sempre così semplici.











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giovedì 10 settembre 2009

Dalmazia 2009 - Giorno 20

2 Luglio 2009




Sveglia presto...scendiamo a terra con l'intenzione di raggiungere la cima della collina per ammirare il panorama sulle Incoronate, cosa che vogliamo fare dall'anno scorso...
ma non ci sono sentieri tracciati e il terreno è sconnesso e pieno d'erba secca...ho paura che ci siano vipere nascoste lì in mezzo...desistiamo e torniamo in barca, sarà per il prossimo anno...

Uno dei pescatori ieri ci aveva dato appuntamento per la mattina quando sarebbe rientrato con il pescato... ci vende pesce misto di piccola taglia, occhiate, suri, in tutto almeno 1,5 kg (ad occhio) per sole 40 kune, per 100 kune li cucinerebbe suo padre per noi, alla sua tavola davanti una bottiglia di vino...invitante veramente ma ci tocca partire...la corsa alla risalita verso nord non concede troppe esitazioni e noi già siamo riscesi di qualche miglio ieri per godere della compagnia dell'equipaggio del Topkapi che ci ha fatto scoprire questa bellissima baia.

Vento quasi assente, si va a motore, pulisco e cucino il pesce, una parte in padella in umido col pomodoro, una parte lessa e un paio di merluzzetti li friggeremo più tardi al momento di mangiarli.

Facciamo sosta per rifornimento di benzina e acqua a Zaglav e toccata e fuga a Sali per prelievo bancomat, poi ci mettiamo all'ancora tra l'isola di Krknata e l'isolotto di Krava, poco più a nord di Zaglav, per qualche bagno e per mangiarci finalmente il pesce.

Ancora temporali sulla costa. Proseguiamo verso Nord, totale assenza di vento, siamo stufi del motore e per oggi abbiamo percorso abbastanza miglia da ritenerci soddisfatti, sono le quattro del pomeriggio, ci fermiamo a Mala Rava, la baia più a nord dell'isola dove ci sono alcuni gavitelli e un molo di recente costruzione e con pescaggio ridotto, con la bassa si arriva a 1,20 mt, ci siamo solo noi e un motoscafo, all'inglese, un vecchietto si preoccupa e ci avverte che con la bassa marea c'è poca acqua ma per noi non è un problema e comunque per sicurezza tiriamo su la deriva e il timone.
Paesino tranquillo, solo qualche vecchieto nella piazzetta davanti il porticciolo per le barchine da pesca e qualche ragazzo, un cesto da pallacanestro e un campetto da pallanuoto, palle per giocare a disposizione, un ristorante, acque calme e silenzio.





martedì 8 settembre 2009

"Il mare e la sua simbolica". Una formiana scrive a Galimberti

sabato 19 gennaio 2008

Lettera di Manuela Salvi di Formia al filosofo e psicanalista Umberto Galimberti, su "D Repubblica della donne".

Formia: Come si affronta la morte quotidiana della natura, del silenzio, del mare? Mi ricordo la sensazione di distacco fisico che provavo quando, per studiare e per fare esperienze all'estero, dovevo separarmi dal mare. Solo chi nasce e cresce sulla costa sa quanto quella nostalgia sia illogica e incontrollabile, ti insegue ovunque, ti prende alla gola quando meno te lo aspetti, mentre sei in un bar o per strada, mentre lavori.
Mi ricordo della mia lucida decisione di tornare a casa, di rinunciare ai divertimenti della grande città e alle possibilità di lavoro, per svegliarmi la mattina e avere l'azzurro davanti, coi suoi riflessi di sole e le sue tempeste, i suoi tramonti. Non avevo trovato niente, proprio niente, che fosse più desiderabile. Adesso, dopo alcuni anni, sono costretta a guardarlo come si guarda un amante in fin di vita. Agonizza e sospira ogni anno di più. Non sorride di riflessi come faceva una volta, coi pescetti a mezzo metro da riva, verde e trasparente. È opaco e sofferente, ferito. Larghe strisce di una schiuma bianca e marrone, che tutti sembrano voler giustificare come il prezzo per il progresso "naturale" della società, circondano la costa rocciosa, senza tregua. Ci si deve rassegnare? Ho scritto lettere al ministero, alla Regione, alla Provincia. Quando la spiaggia, in questi mesi, è stata invasa da una marea di affarini di plastica neri portati da una mareggiata (anomalia di non so quale stabilimento industriale o depuratore, hanno detto...) ho spedito un chilo di sabbia e affarini a Pecoraro Scanio. L'anno scorso ho fatto dei volantini che ho distribuito da sola sulle spiagge, con le fotocopie di articoli ambientalisti che definivano il nostro mare a rischio. Ma mi sembra veramente di tentare, da sola, la chemio su un paziente di cui nessuno si cura, sapendo che comunque, per quanto io possa lottare, prima o poi si spegnerà. È un dolore insopportabile.

Manuela Salvi, Formia rovingcactus@libero.it

Risponde Umberto Galiberti:

Che ne dice se consideriamo il mare come simbolo dell'inquietante e dell'instabile, anche quando, ingannevole, appare nella sua calma trasognata? Se così è, esso intimorisce gli uomini della stabilità che abitano la terra, che, al ritorno della stessa onda sulla stessa riva, vera scansione del tempo, preferiscono il loro agitarsi e rincorrere effimeri progetti. Profonde lontananze di luce dischiudono orizzonti al di là dell'orizzonte, e perciò il mare si fa simbolo del senza-confine che impaurisce chi abita terre protette, intimi focolari, passioni quiete che nessuna gioia ha mai fatto danzare, alcun dolore inabissato. Il mare conosce la danza e l'abisso, ma chi sono coloro che hanno abbastanza cuore per questo? I signori della terra? Gli uomini di carattere? No, la superficie del mare è troppo pura per i loro occhi, e loro sono troppo sgraziati e avidi di territorio per prendere il largo con la semplicità del navigante che incoraggia il suo cuore. Le linee del mare sono infatti la profondità dell'abisso e il senza-confine dell'orizzonte, due dimensioni che inquietano gli uomini della terra, incapaci di vivere senza i segni del mondo, mentre il mare anela a cose più lontane, più abissali, più indistinte nei loro indiscernibili confini e, come la distesa delle acque vuole sè stessa, come l'onda vuole il ritorno, come il vento vuole tempesta, così l'abisso del mare vuole profondità. Nel mare, infatti, c'è quella voglia di terre non ancora scoperte che solo la distesa delle acque può concedere a chi non teme il senza-confine dischiuso da quegli spazi senza meta dove neppure il tempo conosce altra segnalazione se non quella offerta dalla luce e dal buio. Nel mare il senso del mondo si capovolge e l'incalcolabile, che sulla terra incute timore, diventa atmosfera del cuore costretto a non fidarsi né della calma trasognata dell'acqua né del suo burrascoso inabissarsi ed elevarsi, quando la costa è scomparsa e lo spazio e il tempo appaiono nel loro assoluto. Qui e solo qui, non dietro "la siepe dell'ermo colle", appare quanto è spaventoso l'infinito, e con l'infinito quanto è spaventosa la libertà sognata prima che l'ultima catena ci sciogliesse dalla terra, ora che non esiste più terra alcuna, ma solo il più assetato degli elementi, il più affamato, il più pauroso, il più misterioso, il mare. "Se in me - scrive Nietzsche - è quella voglia di cercare che spinge le vele verso terre non ancora scoperte, se nel piacere è un piacere di navigante, se mai gridai giubilante: 'la costa scomparve' - ecco anche la mia ultima catena è caduta - il senza-fine mucchia intorno a me, laggiù lontano splende per me lo spazio e il tempo, orsù! Coraggio! Vecchio cuore!". Allontanandolo dal proprio cuore, perché metafora dell'instabile e dell'inquietante, gli uomini della stabilità, gli occidentali, hanno fatto del mare la pozzanghera della terra ove scaricare i propri rifiuti e, quando si sono spinti più in là, era solo per dividere le onde in acque territoriali, onde delimitare anche sull'instabile le loro proprietà, cioè i segni delle loro divisioni, l'odio cieco dei loro cuori esangui, e per questo cattivi. E così il mare ha smesso di offrire terre sconosciute al navigante che incoraggiava il suo cuore, perché il compito che gli uomini gli hanno assegnato è quello di delimitare terre nemiche. Ulisse non avrebbe mai sospettato che la forza del mare "immensa nei suoi flutti" potesse essere superata dalla violenza dei cuori invincibili negli odi.

Piccola filosofia di un grande amore: La vela

Perchè si va a vela? Perché andare in barca è non soltanto un modo per tuffarsi nella natura, per conoscere se stessi, i propri orizzonti e i propri limiti, ma soprattutto per vivere in un'altra dimensione, per tanti motivi diversa da quella che si vive ogni giorno sulla terraferma. L'andar per Mare -e in Mare non vi son certezze - implica una filosofia del viaggio tutta particolare; è scomodo, richiede abilità, un certo sforzo fisico, resistenza alla fatica, sangue freddo; infine, può essere rischioso.Ma restituisce il senso dell'avventura in un modo antico, dove il tempo, lo scorrere del tempo, nonostante il prezioso ausilio delle nuove tecnologie per stabilire la posizione o misurare le distanze, non è sostanzialmente cambiato rispetto al passato. Un'isola raggiunta in aereo è un'isola come tante altre; raggiunta dal Mare al termine di una traversata piccola o lunga che sia, diventa un luogo incantato. Il viaggio - non importa dove si va, quel che importa è andarci - accende le emozioni e libera la fantasia, tra desideri e rimpianti, nostalgie e speranze. Con le sue giornate di calma piatta oppure di pieno sole in un cielo sereno, di brezza o di vento forte, di burrasca o tempesta, il viaggio a vela è un'allegoria della vita, la vita stessa.

Piero Ottone
Ed. Longanesi

Dedicata agli amici vecchi e nuovi incontrati in mare!

Dalmazia 2009 - Giorno 19


1 Luglio 2009

Trascorriamo la mattinata con Davide e famiglia al lago salato poi pranzo in barca, lasciamo il gavitello verso le quattro del pomeriggio dopo aver pagato il balzello per la sosta nel parco.
C'era una bella brezza da Maestrale, peccato che cala molto e gira proprio quando siamo pronti a partire!
Percorriamo comunque l'insenatura di Telascica a vela, appaiati a Topkapi, poi bellissimo passaggio di Mala Proversa in fila indiana entrambi a farfalla!
Spinti da un vento leggero proseguiamo verso Baia Statival sulla costa orientale di Kornat, dove passeremo la notte e dove non dovrebbero venire a riscuotere per la sosta al parco...
La baia è deliziosa e deserta a parte noi c'è solamente una barca alla fonda, italiani anche loro...
e 3 casette di pescatori...vedendoli armeggiare con le reti ci viene la curiosità di chiedere se hanno del pesce da venderci...
Chiudiamo la giornata con una palamita di 3 kg (solo 200kune, circa 30 euro) fatta a tranci e cotta alla brace sugli scogli da Davide, la testa invece è finita in pentola per il sugo, un ottimo vino dalla cambusa di Topkapi, una cena da leccarsi i baffi!


Qui il buio è totale e muovendo l'acqua vediamo per la prima volta il plancton! E' dunque il plancton che provoca quel rumore battendo sulla carena!??Non pesci come credevamo! Siamo tentati di fare il bagno ma l'acqua è fredda e poco invitante ma soprattutto poco raccomandabile data la gran mangiata!

Potessero essere così tutti i giorni, da trascorrere in un luogo tranquillo e in buona compagnia!















mercoledì 2 settembre 2009

Dalmazia 2009 - Giorno 18

30 Giugno 2009

Sveglia di buon'ora! Una invitante brezza da EstNordEst e le luci del mattino ci fanno svegliare e desiderare di alzare le vele! Togliamo l'ancora a vela per non fare rumore e scapolata l'estremità settentrionale dell'isola di Kakan apriamo lo spi e lentamente ci avviciniamo a Kornat col vento in poppa. Avvistiamo un branco di Tursiopi intenti alla caccia, non si curano di noi, forse andiamo anche troppo lenti per destare la loro curiosità. Sono comunque sempre incontri che riempiono il cuore di gioia.

L'aria è fresca e limpida, l'azzurro del cielo, il blu del mare e il bianco delle isole e scogli di roccia nuda dell'arcipelago delle Incoronate sono uno spettacolo meraviglioso. Quest'anno le percorriamo da sud verso nord e a vela, almeno fino alla fine di Kurba Vela (Grande puttana tradotto in italiano), poi il vento comincia a girare come una trottola tra le isole e non riusciamo ad avanzare...peccato accendiamo motore.

Curiosità: i nomi di molte isole e scogli qui sono buffi e irriverenti e risalgono al periodo della dominazione austro-ungarica, quando questi vollero sapere il nome di ogni scoglio per redigere le carte dell'Adriatico interpellarono i pescatori locali che inventarono nomi alquanto loquaci come :

Kurba Mala: "Puttana Piccola ", Kurba Vela: "Puttana Grande", Hrid Krbaric: "scoglio Puttanella", Rat Cuska: "punta Figa", Uvala Cuscica: "baia Fighetta", Uvala Cuska duboka: "baia Figa Profonda", Rat Strunac: "punta Stronzo", Uvala Strunac: "baia Stronza", Babina Guzica: "Culo della Nonna", Prdusa Mala: "Scorreggia Piccola", Prdusa Vela: "Scorreggia Grande", Bludni Rt: "Promontorio della libidine", Mrduja: "Merda".











E' ora di pranzo e fa un caldo incredibile, urge una sosta balneare/culinaria/birra ghiacciata! Si opta per la Konoba Beban sull'Isola di Kornat in baia Lopatica, di fronte l'isola di Piskera. Qui il piatto forte è l'agnello di loro produzione ma chiediamo di mangiare pesce per il quale dovremo aspettare almeno un'ora perchè rientri il pescatore...aspettiamo con piacere, sarà certamente fresco e nell'attesa ci scoliamo una birra fresca ciascuno e fermiamo la fame con un'insalata e un antipasto di acciughe e pecorino. Una lunga attesa ripagata da due ottimi branzini di 700 gr l'uno fatti alla griglia.
Sconvolti dalla gran mangiata, dalla seconda birra, dallo Slivoviz (distillato di prugne) e dal caldo, ci alziamo dal tavolo circa alle tre del pomeriggio, più desiderosi di una siesta che di riprendere la navigazione verso Telascica ma vogliamo rispettare l'appuntamento con Davide e famiglia del Topkapi, nè possiamo indugiare oltre, non abbiamo intenzione di pagare il biglietto del parco dunque per sera contiamo di arrivare a destinazione.
Intanto si è messo un bel maestrale sui 10 nodi, quindi di prua, si va a motore che a fare bordi faremmo notte!
Arriviamo a sera al campo boe di Mir ma non troviamo posto vicino a Topkapi, l'unica boa libera è davanti al ristorante dove sappiamo già che il generatore è rumorosissimo ed acceso fino a tarda serata. Ma non abbiamo alternative, i ranger non ci autorizzano a stare affiancati a Topkapi a meno di mettere giù l'ancora...ma non ci sembra una buona idea, temiamo che questa si incattivisca con la catena del corpo morto...
L'equipaggio del Topkapi ci attende al tavolo del suddetto ristorante, finalmente siamo riusciti ad incontrarci! Così dopo una birra fresca ci ospitano a bordo per la cena e una splendida serata trascorsa a raccontarci le vicissitudini dei giorni precedenti, gli incontri, le nuove amicizie, il Topkapi nel Quarnaro con oltre 3o nodi di Bora mentre noi su Boiled fish eravamo in ostaggio al maltempo al gavitello a Brgulje...



Dalmazia 2009 - Giorni 16 e 17

28 Giugno 2009

Lasciamo Zlarin per esplorare le altre isole dell'arcipelago di Sebenico.
Caliamo l'ancora tra l'isola di Kakan e gli isolotti di Veli Borovnjak e Mali Borovnjak prima di mezzogiorno, acqua cristallina dai 4 ai 10 metri di profondità si vede sempre il fondo popolato da stelle marine e pinna nobilis! Posto perfetto per dedicare una giornata intera a bagni e relax, finalmente!
Sullo sfondo ancora temporali spettacolari sulla costa, ma qui arrivano solo nuvole ormai scariche e quattro gocce innoque in serata.







29 Giugno 2009

Passiamo ancora una giornata qui, si sta troppo bene...
Ancora temporali sulla costa...spettacolo sempre affascinante!
Domani risaliremo verso nord attraverso le Incoronate per incontrarci con Topkapi.





martedì 1 settembre 2009

LE VENT NOUS PORTERA

Je n'ai pas peur de la route

Faudrait voir, faut qu'on y goûte

Des méandres au creux des reins

Et tout ira bien là

Le vent nous portera

Ton message à la Grande Ourse

Et la trajectoire de la course

Un instantané de velours

Même s'il ne sert à rien va

Le vent l'emportera

Tout disparaîtra mais

Le vent nous portera

La caresse et la mitraille

Et cette plaie qui nous tiraille

Le palais des autres jours

D'hier et demain

Le vent les portera

Génetique en bandouillère

Des chromosomes dans l'atmosphère

Des taxis pour les galaxies

Et mon tapis volant dis ?Le vent l'emportera

Tout disparaîtra mais

Le vent nous portera

Ce parfum de nos années mortes

Ce qui peut frapper à ta porte

Infinité de destins

On en pose un et qu'est-ce qu'on en retient?

Le vent l'emportera

Pendant que la marée monte

Et que chacun refait ses comptes

J'emmène au creux de mon ombre

Des poussières de toi

Le vent les portera

Tout disparaîtra mais

Le vent nous portera

IL VENTO CI GUIDERA'

Non ho paura del cammino

Bisognerà vedere, bisogna assaporare

La parte più profonda e oscura di noi stessi

E tutto andrà bene là,

Il vento ci guiderà

Il tuo messaggio all'orsa maggiore

E la traiettoria del viaggio

Un'istantanea di velluto va

Anche se non serve a niente

Il vento la porterà con sè

Tutto sparirà ma

Il vento ci guiderà

La carezza e la mitragliata

E questa piaga che ci perseguita

Il palazzo degli altri giorni

Di ieri e di domani

Il vento li porterà con sè

Genetica a bandoliera

Dei cromosomi nell'atmosfera

Dei taxi per le galassie

E il mio tappeto volante, allora?

Il vento lo porterà con sè

Tutto sparirà

il vento ci guiderà

Questo profumo dei nostri anni morti

Ciò che può bussare alla tua porta

Infinità di destini

Se ne perde uno e poi cosa ne rimane?

Il vento lo porterà con sè

Mentre la marea sale

e ognuno rifa i propri conti

Io mi sposto nel cuore della mia ombra

Polveri di te

Il vento le porterà con sè

tutto sparirà

il vento ci guiderà